venerdì 24 ottobre 2014

Cani e Gatti fanno venire l'asma ? sembra vero il contrario !


Nel mese di Marzo 2012 avevo già parlato della solo apparentemente assurda relazione tra un "eccesso di igiene" ed una maggior incidenza di malattie allergiche: 



Recentemente sono comparsi altri studi che avvalorano l'ipotesi che evitare che il sistema immunitario del bambino piccolo si trovi a contatto con allergeni, non giovi affatto alla sua salute, anzi sembra vero il contrario !



Al recente congresso della European Respiratory Society (ERS), tenutosi in Monaco di Baviera, dal
7 al 10 settembre u.s. alcuni ricercatori hanno comunicato i risultati di una loro indagine in cui si indagava sull'esposizione di bambini, residenti in ambiente urbano, nei confronti di animali domestici con pelliccia durante i primi tre mesi di vita. 

L'analisi statistica mostrava significatività inversa tra respiro sibilante e abitudine a dormire
vicino agli animali con pelliccia (95% CI): 0,75 (0,60-0,94). I bambini che avevano dormito in
camere dove erano presenti animali con pelliccia mostravano il 79% in meno di probabilità
sviluppare l'asma, all'età di 6 anni, rispetto ai bambini di controllo, che non erano stati esposti agli
animali. Dall'età di 10, il rischio di sviluppare l'asma era sceso ulteriormente al 41%.



domenica 12 ottobre 2014

EBOLA

Malattia da virus Ebola è una malattia grave e spesso fatale per l’uomo.
Trasmissione
L’introduzione del virus Ebola in comunità umane avviene attraverso il contatto con sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti. In Africa è stata documentata l’infezione a seguito di contatto con scimpanzé, gorilla, pipistrelli della frutta (Pteropodidae), scimmie, antilopi e porcospini trovati malati o morti nella foresta pluviale (Fonte Oms).

La trasmissione avviene per contatto interumano diretto con organi, sangue e altri fluidi biologici (es saliva, urina, vomito) di soggetti infetti (vivi o morti) e indiretto con ambienti contaminati da tali fluidi. La trasmissione per via sessuale può verificarsi fino a 7 settimane dopo la guarigione a causa della prolungata permanenza del virus nello sperma.

Il contagio è più frequente tra familiari e conviventi, per l’elevata probabilità di contatti. In Africa, dove si sono verificate le epidemie più gravi, le cerimonie di sepoltura e il diretto contatto con il cadavere dei defunti hanno probabilmente avuto un ruolo non trascurabile nella diffusione della malattia.

È documentata la trasmissione nosocomiale per contatto diretto tra personale sanitario e pazienti affetti da Evd.


Sintomi della malattia e decorso clinico
L’infezione ha un decorso acuto e non è descritto lo stato di portatore. I soggetti affetti da Evd sono contagiosi fino a quando il virus è presente nel sangue e nelle secrezioni biologiche.
E’ documentata la persistenza di ebolavirus nel liquido spermatico fino a 61 giorni dopo l’esordio clinico di Evd (Fonte Oms).

L’incubazione può andare da 2 a 21 giorni, a cui fa seguito generalmente un esordio acuto caratterizzato da febbre, astenia, mialgie, artralgie e cefalea. Con il progredire della patologia possono comparire astenia profonda, anoressia, diarrea (acquosa talvolta con presenza di muco e sangue), nausea e vomito. Questa prima fase prodromica può durare fino a 10 giorni.

La malattia evolve con la comparsa di segni e sintomi ascrivibili a danni in diversi organi e apparati. Oltre a segni di prostrazione, possono essere presenti segni e sintomi di alterazioni nella funzione epatica e renale, respiratoria, gastrointestinale, del sistema nervoso centrale (cefalea, confusione), vascolare (iniezione congiuntivale/faringea), cutaneo (esantema maculo papuloso).

I fenomeni emorragici, sia cutanei che viscerali, compaiono in oltre la metà dei pazienti affetti da Evd, in genere dopo una settimana dall’esordio.
 Si può trattare di sanguinamenti a carico del tratto gastrointestinale (ematemesi e melena), petecchie, epistassi, ematuria, emorragie sottocongiuntivali e gengivali, meno-metrorragie. Alcuni pazienti presentano emorragie estese e coagulazione intravasale disseminata (Cid). Nella fase terminale della Evd il quadro clinico è caratterizzato da tachipnea, anuria, shock ipovolemico, sindrome da insufficienza multi-organo.

La letalità, a seconda della specie di ebolavirus, varia dal 25% al 90%.


Diagnosi
La diagnosi clinica è difficile nei primissimi giorni, a causa dell’aspecificità dei sintomi iniziali. 

Trattamento
Al momento non vi sono medicinali autorizzati all’uso umano per trattare o prevenire Evd.
Negli ultimi dieci anni ricerche condotte in laboratorio e su modelli animali hanno dato risultati promettenti. Tuttavia le molecole studiate non sono state ancora valutate per la sicurezza e l'efficacia nel trattamento o nella prevenzione di Evd nell’uomo.

Prevenzione
Non è possibile intervenire sul serbatoio naturale della malattia che non è stato identificato con certezza. La prevenzione si affida, quindi, al rispetto delle misure igienico sanitarie, alla capacità di una diagnosi clinica e di laboratorio precoci e all’isolamento dei pazienti.

Per il personale sanitario è fondamentale evitare il contatto con il sangue e le secrezioni corporee dei soggetti affetti da Evd attraverso la corretta applicazione delle misure di controllo delle infezioni e di l’uso di misure di barriera/ Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi).

I virus dell' Ebola possono sopravvivere in liquidi o in materiale secco per diversi giorni. Sono inattivati da irradiazione gamma, riscaldamento a 60°C per 60 minuti o bollitura per 5 minuti. Sono sensibili all’ipoclorito di sodio ed altri disinfettanti. Al contrario, il congelamento e la refrigerazione non sono in grado di inattivarli.
  

QUAL È LA PROBABILITÀ CHE EBOLA ARRIVI IN ITALIA?
Il rischio che un malato di Ebola raggiunga l’Italia è di circa il 5-10%.

L’Italia non è ai primi posti come rischio ma è nella lista dei primi 20 paesi. In Francia, Inghilterra, Belgio, che hanno collegamenti aerei diretti con i paesi africani dove è in corso l’epidemia, il rischio è più alto, nell’ordine del 20%.

Tali previsioni sono valide fino a fine ottobre. Se la situazione in Africa non migliora nelle prossime settimane, le probabilità che un paziente arrivi in Italia potrebbero aumentare.

BLOCCARE I VOLI DALL’AFRICA PUÒ SERVIRE?
Gli esperti non sono d’accordo. Bloccare i voli serve a soltanto a ritardare l’eventuale importazione dell’epidemia, ma ha l’effetto di creare problemi per portare volontari, aiuti e infrastrutture in Africa, dove l’emergenza è altissima e dove la necessità di interventi è imprescindibile per evitare che Ebola diventi un'epidemia mondiale.
mi sembra che questa affermazione sia un poco assurda.
Volontari, aiuti ed infrastrutture, possono essere trasportati lo stesso !
IL VIRUS PUÒ ARRIVARE SUI BARCONI DEI PROFUGHI?
Improbabile. Chi arriva nel nostro Paese via mare affronta un viaggio lungo, durante il quale se la malattia c’è dovrebbe manifestarsi. «Inoltre tutti coloro che arrivano vengono visitati, e poi stanno nei centri» ha spiegato il ministro della Salute Lorenzin.
anche questa affermazione del ministro, fatta per tranquillizzare, mi sembra un poco superficiale.
Nel lungo viaggio di avvicinamento verso l'imbarco clandestino, il contagiato sarà magari morto, e MOLTI ALTRI potranno essere stati a contatto con lui, incubare il virus e manifestarlo più tardi !


COME SI PUÒ PRENDERE EBOLA?
Il virus si trasmette molto rapidamente. Per prendere il virus Ebola occorre entrare in contatto diretto con i fluidi corporei di una persona che visibilmente infetta. I fluidi corporei che contengono il virus sono muco, sangue, lacrime, saliva, vomito e feci.

Se uno di questi fluidi tocca le membrane mucose o le ferite aperte  (bocca, naso, occhi, vagina) di una persona sana avviene il contagio.

Anche solo toccare i fluidi corporei di un malato è pericoloso. Leggi qui tutti i casi in cui può avvenire il contagio

SI PUÒ PRENDERE ANCHE DA UNA PERSONA CHE SEMBRA PERFETTAMENTE SANA?
No, si tratta di una leggenda metropolitana. Ebola si può prendere solo da persone che hanno già i sintomi della malattia: prima il virus non è presente nei fluidi perché non ha ancora colonizzato l’organismo. 

Ebola ha un incubazione che può arrivare fino a 21 giorni tra il momento del contagio e quello in cui i sintomi diventano visibili (in genere è molto inferiore). I normali contatti sociali, come stare vicini e persino darsi la mano, non sono occasioni di trasmissione del virus.

QUALI SONO I SINTOMI DI EBOLA?
I sintomi più ricorrenti sono l’insorgenza molto rapida di febbre, mal di testa, senso di debolezza, dolori alle ossa e ai muscoli. Con il progredire della malattia compaiono diarrea (talvolta con presenza di sangue), vomito, perdita di appetito e mal di stomaco. Questa prima fase può durare fino a 10 giorni.

La malattia poi evolve in maniera devastante assumendo le caratteristiche tipiche di una febbre emorragica: sfoghi cutanei sul viso, sul collo, sul torso e sulle braccia, la pelle spesso inizia a sfaldarsi;  occhi arrossati; • ematomi ed emorragie cutanee in alcuni casi; sanguinamento dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, dalle mucose e dal retto in rari casi.

QUALI PROCEDURE VERREBBERO ADOTTATE SE ARRIVASSE UN CASO DI EBOLA?
Riconoscere un malato di Ebola e diagnosticare l’infezione nei primissimi giorni non è facile perché i sintomi possono essere facilmente confusi.


Unità di isolamento per malattie altamente infettive in un ospedale britannico. I pazienti colpiti da Ebola vengono curati, in Europa, in luoghi come questi. | CAMERA PRESS/SAM PEARCE/CONTRASTO
Per questo motivo il ministero della Salute ha emesso unacircolare, il 1 ottobre, per stabilire come gestire negli ospedali i casi di febbre alta (superiore a 38,6 °C) o con storia di febbre nelle ultime 24 ore e che abbia visitato un paese a rischio o sia venuto in contatto con un malato di Ebola negli ultimi 21 giorni.

Il paziente verrebbe posto in isolamento e dotato di mascherina e gel per l'igiene delle mani. Poi verrebbe trasferito con le necessarie misure precauzionali (uso di mascherine, telo impermeabile sul lettino e  decontaminazione successiva dell'ambulanza) presso il reparto dimalattie infettive di riferimento.

ESISTONO ESAMI DI LABORATORIO PER DIAGNOSTICARE EBOLA?
Gli esami di laboratorio per la conferma di un’infezione da virus Ebola sono pochi e disponibili solo in strutture specializzate come l’ospedale Sacco di Milano o lo Spallanzani di Roma.

È POSSIBILE CHE SI VERIFICHI UN CASO DI CONTAGIO COME QUELLO DELLA INFERMIERA SPAGNOLA?
L’infermiera Romero ha contratto il virus mentre assisteva due malati di Ebola trasportati a Madrid dalla Liberia ed entrambi morti a causa della malattia.

Secondo la ricostruzione più attendibile, Romero sarebbe entrata nella stanza di uno dei missionari in due occasioni: una per cambiargli l’assorbente e le lenzuola del letto, un’altra per pulire la stanza dopo la sua morte. L’infermiera ha detto di non potere escludere di essersi toccata il viso con uno dei guanti usati nella stanza, mentre si stava togliendo la tuta protettiva.

Incidenti di questo tipo possono accadere ma sono sempre causati da errori o distrazioni. Il protocollo italiano prevede che ci si avvicini a un malato di Ebola indossando camice impermeabile, doppi guanti impermeabili, mascherina, occhiali protettivi o maschera facciale, copertura impermeabile per le gambe e per le scarpe e copricapo. I guanti vanno cambiati quando presentano o si sospettano danneggiamenti o rotture. E le mani vanno sempre igienizzate prima di indossare un nuovo paio di guanti.

EBOLA SI TRASMETTE PER VIA AEREA?
No e le possibilità che il virus muti le modalità di trasmissione diventando a trasmissione aerea sono ridottissime. Leggi perché l'ipotesi che Ebola diventi a trasmissione aerea è inverosimile.

Cosa fare per prevenire


Da quanto detto, è ovvio che non esista un trattamento diretto e specifico di Ebola, ma poiché Ebola si comporta e si comporterà con tutta probabilità come qualsiasi altro virus, una corretta impostazione alimentare, il controllo dell'infiammazione e una integrazione di Selenio, di Zinco, di Rame e di Manganese, affiancati ai più tradizionali apporti di Vitamina C, rappresenta la difesa più potente e più a buon mercato da qualsiasi infezione virale.

Tra poco probabilmente si riaprirà la spinta alla vaccinazione antinfluenzale sull'onda emotiva della paura di Ebola.

Una dieta corretta, eventualmente l'uso di integratori di minerali ed oligoelementi
e un po' di Vitamina C in aggiunta (da 500 a 1000 mg al dì) sono gli strumenti utili per prevenire le infezioni influenzali e le sindromi invernali da raffreddamento.

Sono gli stessi integratori che possono migliorare le difese immunitarie nei confronti di qualsiasi virus. 





mercoledì 17 settembre 2014

Certificati idoneità sportiva: norme sempre più confuse





In teoria il certificato è obbligatorio solo per l'attività sportiva non agonistica in ambito di federazione, ma molte palestre lo chiedono ugualmente, per problemi di copertura assicurativa.

Se richiesto il medico, effettuata la sua valutazione, se ritiene il paziente idoneo rilascia la certificazione, che ha un costo per il cittadino.

Il problema è che la confusa normativa prevede, per i pazienti di meno di 60 anni, un ECG refertato, "almeno una volta nella vita".

L' ECG richiesto ai fini della idoneità alla pratica sportiva non agonistica è a carico del cittadino.

Poiché sono milioni i cittadini che praticano attività sportiva, è evidente che sono tanti gli interessi in gioco:La Fondazione italiana cuore e circolazione ha dichiarato, per esempio, che deve essere il cardiologo o il medico dello sport a certificare, altrimenti si rischia una diagnosi imperfetta o inutile.

Fatto sta che, in un periodo di crisi economica come questo
 "Al certificato medico, che può costare tra i 30 e i 50 Euro, bisogna aggiungere il costo dell'Ecg e della visita specialistica per la refertazione: alla fine si può arrivare a spendere tra i 100 e i 150 euro, una cifra che rischia di scoraggiare i cittadini facendoli rinunciare all'attività sportiva".

Non sarà meglio riprendere a far giocare i bimbi nei cortili ove possono scatenarsi senza "inutili" certificazioni ?

mercoledì 27 agosto 2014

Peridon ..... ADDIO !

Il Domperidone da tempo era sotto monitoraggio per i suoi effetti collaterali.
I medicinali a base di domperidone  sono disponibili in Italia con i seguenti nomi commerciali:
Peridon, Neoperidys, Motilium, Domperidone Teva, Raxar, Domperidone
MylanGenerics, Domperidone DOC Generici, Domperidone EG, Domperidone Sandoz,
Permotil, Digestivo Giuliani, Domperidone Almus, Riges, Domperidone Alter, Domperidone
ABC, Domperidone Angenerico, Domperidone Pensa, Domperidone Dr. Reddy’s,
Domperidone Germed, Dalia, Domperidone FG, Gerdi.


Il controllo degli effetti negativi a livello cardiaco ha fatto si che in Italia dal 22 Luglio 2014 in avanti siano diventati invendibili tutti i farmaci per adulti che contenessero un dosaggio di Domperidone superiore ai 10 mg .

PER I BAMBINI CHE HANNO UN PESO INFERIORE AI 35 KG , L'UNICA FORMULAZIONE CHE PUO' ESSERE ANCORA SOMMINISTRATA E' LA SOSPENSIONE ORALE
 al dosaggio di 0,25 mg/kg di peso corporeo per dose fino a tre volte al giorno con una dose massima giornaliera di 0,75 mg/kg di peso corporeo.

Lo sospensione contiene 1 mg ogni ml, quindi il dosaggio in ml non deve più superare il peso in kg diviso 4 per un massimo di 3 volte al giorno.

Esempi.
Bambino di 12 Kg . Dose in ml = 12/4 -> 3 ml da somministrare MAX 3 volte al giorno
Bambino di 16 Kg . Dose in ml = 16/4 -> 4 ml da somministrare MAX 3 volte al giorno
Bambino di 20 Kg . Dose in ml = 20/4 -> 5 ml da somministrare MAX 3 volte al giorno

Le formulazioni in supposte non devono più essere utilizzate nei bambini e
negli adolescenti con peso corporeo inferiore a 35 kg


A breve comunque anche il ricorso alla somministrazione della sospensione sarà molto difficoltosa perchè è previsto che :

"Al fine di limitare l’uso nei bambini ai soli casi di effettiva necessità, in Italia i medicinali a 
base di domperidone nella formulazione sospensione orale (unica utilizzabile in età 
pediatrica) potranno essere prescritti solo da Centri ospedalieri con ricetta da rinnovarsi volta 
per volta (il relativo provvedimento è in corso di emanazione)."

Questo è un malvezzo che diventa sempre più frequente.

Il medico del territorio, anche se specialista, è limitato nelle sue prescrizioni e nel suo operato .

Il messaggio è che lui "non è capace" mentre "quelli dell'ospedale" sono sempre i migliori ed i più competenti.Nel contempo  si pretende che le persone non affollino il Pronto Soccorso.... 



LINK : NOTA INFORMATIVA DELL'AIFA

martedì 24 giugno 2014

Svezzamento e allergia

Introdurre precocemente cibi diversi nella dieta aiuta a controllare le allergie 

Le linee guida classiche sulla prevenzione delle malattie allergiche hanno sempre raccomandato un allattamento al seno esclusivo e prolungato con tardiva e lenta introduzione dei cibi solidi.

Nel 2013 un importante studio prospettico finlandese, pubblicato su una prestigiosa rivista di allergologia pediatrica  (Allergy Clin Immunol ), ha praticamente capovolto questa raccomandazioni storiche



E’ stato dimostrato infatti che, la precoce introduzione di cibi solidi (precoce vuol dire dai 4-5 mesi di vita) anche fortemente allergenici come i cereali, uova e pesce, riduce significativamente il rischio di sviluppare malattie allergiche (come asma, eczema e rinite) a cinque anni di età.

L ’allattamento materno per tutto il primo anno di vita difende dalle allergie e debba essere sempre fortemente promosso, ma sembra sia meglio non sia necessariamente esclusivo per i primi 6 mesi di vita

 Quanto più è variata la dieta tanto meno il bambino diventa allergico, sia ad antigeni alimentari sia a allergeni respiratori.


Uno studio multicentrico effettuato da un team di ricercatori svizzeri, francesi, finlandesi, austriaci e tedeschi, pubblicato sul numero di aprile 2014 del JACI,


ha potuto dimostrare che allergie alimentari, eczema, dermatite atopica, rinite e asma si presentano con maggiore frequenza nei bambini che hanno "assaggiato", tra i 6 e i 12 mesi di età, meno alimenti rispetto ai bambini che invece hanno mangiato più cibi, dando quindi un forte valore preventivo alla pluralità e alla diversità dell'incontro con gli antigeni ambientali.

Quali alimenti

Lo studio di Roduit ha considerato, dopo i primi 6 mesi, l'inserimento di frutta e verdura, cereali, carne, pane, torte e yogurt, oppure l'utilizzazione più ampia degli stessi cibi appena elencati oltre a latte vaccino, altri latticini, uova, noci e semi oleosi, pesce, soia, margarine, burro e cioccolato.



Nello studio effettuato i bambini sono stati studiati fino ai 6 anni di età e il miglioramento delle condizioni allergiche è stato visto a partire fin dal primo anno di vita fino ai 6 anni, in modo altamente significativo.


Sullo stesso numero di JACI, un lavoro finlandese ha potuto invece evidenziare che la minore comparsa di eczema e allergie respiratorie (asma compresa) comincia già dal 9° mese di vita nei bambini che hanno incontrato più alimenti e messo in moto quindi una azione più incisiva di conquista della tolleranza.



Sembra quindi che proprio lo sviluppo della tolleranza alimentare sia poi in grado di portare l'organismo a sviluppare tolleranza sia verso gli alimenti sia verso gli antigeni respiratori nello stesso momento.
Come se la tolleranza alimentare (di primaria importanza nella attivazione della immunità innata) fosse in grado di regolare poi anche quella che porta all'eczema e all'asma.
Quindi ;

 NESSUNA PAURA AD INTRODURRE "PRECOCEMENTE" NELLA DIETA DEL BAMBINO CIBI "SANI"






lunedì 5 maggio 2014

....non sarà allergia ?


Non passa giorno che una mamma non suggerisca che quella fugace macchiolina, quel fastidioso catarrino, quel pianto notturno possano essere dovuti a qualche "allergia alimentare".

Il vero problema è che tutte vorrebbero sottoporre il bimbo a "tutte le analisi" e avverto delusione e spesso insofferenza quando tento di spiegare, ahimè spesso invano, che non è questo il giusto modo di procedere e che la clinica è più importante del laboratorio.

La malriposta fiducia nell' esame di laboratorio è ormai molto superiore a quella che molte mamme ripongono nel medico, che a loro avviso è lì per prescrivere gli esami, senza i quali, a torto, ritengono non possa essere fatta una diagnosi.

Esasperando il proprio medico o coinvolgendo qualche costoso specialista, non è difficile ottenere l'agognato esame dal quale emerge che il bimbo "è allergico" o se proprio si è sfortunati e non emergono alterazioni di laboratorio e si hanno dei soldi da spendere ( a volte anche tanti) in esami ed accertamenti a volte piuttosto fantasiosi almeno "è intollerante" .....

Il vero problema è che poi molti bimbi che non ne avrebbero bisogno, sono sottoposti a provvedimenti dietetici e terapeutici inutili ed a volte francamente dannosi.



Anche nei casi in cui una sintomatologia clinica dipenda da una "infiammazione da cibo", e questo è fortunatamente meno comune di quanto si creda, non ha senso cercare di testare una infinità di alimenti.

Molte persone credono erroneamente di dover testare centinaia di sostanze diverse, per capire da dove nasce una reazione alimentare. Questa scelta, pur con alcuni limiti, può essere utile nel caso delle allergie specifiche, ma di fronte ad una reazione non dovuta alle Immunoglobuline E (intolleranza), in cui la reazione infiammatoria deriva in realtà dalla somma della infiammazione prodotta dalle diverse citochine, è necessario soprattutto conoscere quali siano i Grandi Gruppi Alimentari coinvolti.

In una alimentazione classica di tipo europeo, avrà molto più valore l'intolleranza al frumento o al glutine di quella al peperone, perché (fatta qualche debita eccezione sempre possibile) la maggior parte delle persone europee alla fine di una giornata tipica ha sicuramente introdotto più farina (o latte, o pane) nel suo intestino che non peperoni o noci di Cola.

Il "peso specifico" di un qualsiasi cibo nella alimentazione media dipende in grande misura dalle abitudini della popolazione di riferimento. Infatti le reazioni alimentari sono spesso provocate dalla ripetizione dello stimolo e siamo certi, per fare un esempio, che nella popolazione europea media abbia sicuramente più rilievo l'utilizzazione del frumento e dei cereali con questo correlati rispetto all'uso della "Noce moscata" o del "Mandarino".

Ggli Europei hanno reazioni alimentari soprattutto a Latte, Frumento e Lievito, i Giapponesi reagiscono spesso a Riso e Soia. L'infiammazione da cibo è quindi spesso riferita ai cibi maggiormente utilizzati nella propria alimentazione.

Con significatività sul piano statistico sono stati evidenziati  5 grandi gruppi alimentari appartenenti a latte, lieviti, nichel e frumento/glutine. La reattività al gruppo dei salicilati naturali è pure stata evidenziata anche se in modo più sfumato dei 4 gruppi fondamentali.

Le diete di eliminazione sono rischiose

e possono far perdere completamente la tolleranza nei confronti dell'alimento eliminato, con il rischio di gravi reazioni anafilattiche , anche mortali, nel caso di un successivo contatto

INVECE GLI OBIETTIVI DI UNA CORRETTA TERAPIA DIETETICA SONO:


  • favorire il recupero della tolleranza nei confronti dei cibi non tollerati;
  • evitare pericolose diete di eliminazione, utili solo in caso di allergia classica, quella cioè mediata da IgE ad alto titolo;
  • consentire il rispetto della socialità e del piacere legati all’alimentazione mediante l’attuazione di una dieta di rotazione che preveda alcune giornate di alimentazione libera.

Nella situazione sociale e ambientale attuale appare indispensabile favorire la varietà dell’alimentazione, anche perché la ripetizione sistematica dell’assunzione di alcuni alimenti (anche nel caso che vadano a sostituire quelli non tollerati) dà facilmente luogo all’insorgere di nuove ipersensibilità.





lunedì 24 marzo 2014

Vaccini ed Autismo




Ecco come sviluppa l'argomento il sito Dott.Net ( a cui possono accedere per intero solo i professionisti)

L'Organizzazione Mondiale della Sanità: 
Dopo l'iniziativa della Procura di Trani è scoppiato il caso. Secondo L'Oms, che lo scorso settembre ha emesso un comunicato esplicativo, “Non c'è un legame tra vaccini e autismo”, come si legge nel vademecum pubblicato sul suo sito. 
Tuttavia l'indagine avviata dalla Procura di Trani riaccende i riflettori su tale questione.
Già nel 2012 un'altra sentenza, del tribunale di Rimini, aveva condannato il ministero della Salute a risarcire una famiglia in cui un bimbo avrebbe sviluppato la malattia proprio a seguito dell'immunizzazione.
Una correlazione, quella tra vaccinazioni e autismo o altre malattie, negata però dal mondo scientifico e dall'Oms: ''I dati epidemiologici disponibili non mostrano nessuna evidenza di correlazione tra il vaccino trivalente per morbillo, rosolia e parotite e l'autismo, e lo stesso vale per ogni altro vaccino infantile - sottolinea l'Oms -. Studi commissionati dall'Oms hanno inoltre escluso ogni associazione con gli adiuvanti al mercurio usati in alcune formulazioni''.

A suggerire un legame furono alcuni studi pubblicati dal medico inglese Andrew Wakefield nel 1998 su riviste come Lancet e il British Medical Journal, che indagini successive hanno dimostrato essere falsi, tanto da meritare il 'ritiro ufficiale' da parte degli organi scientifici. 
Questi stessi studi sono i più citati dai vari movimenti contro i vaccini che proliferano soprattutto su Internet. Il vademecum dell'Oms rileva inoltre come la prevalenza della malattia sia di un caso ogni 160, parlando però più correttamente di 'disordini dello spettro autistico' per sottolineare che si tratta in realtà di una serie di malattie diverse. Ancora poco, conferma l'Oms, si sa delle cause, ma le evidenze scientifiche suggeriscono che vari fattori genetici e ambientali possono influire. 
Società di Pediatria:
La ''paura'' di una correlazione tra il vaccino trivalente non obbligatorio contro morbillo, parotite e rosolia (Mpr) e l'insorgenza dell'autismo è ''assolutamente immotivata'', sbotta Giovanni Corsello, presidente della Sip:
''Non c'è alcuna prova scientifica che metta in correlazione autismo e vaccinazioni. Studi sono stati fatti e altri studi sono in corso - spiega Corsello - e non hanno evidenziato alcun legame''. Al contrario, sottolinea, ''il fatto che alcuni diano come acquisita una correlazione che scientificamente non è provata rischia di ridurre le copertura vaccinali, con il pericolo concreto che possano riemergere malattie gravi ad oggi quasi scomparse''. Proprio tali paure, denuncia il presidente Sip, ''negli ultimi due anni hanno portato ad una riduzione della copertura vaccinale per il morbillo, e questo ci preoccupa poichè, se la copertura scende sotto il livello del 90-95% della popolazione, aumenta il pericolo di epidemie''. 

Ma il pericolo ulteriore è che, ''per un effetto di 'trascinamento' - avverte l'esperto - vengano penalizzate tutte le vaccinazioni, dimenticando che oggi queste rappresentano invece uno strumento di prevenzione insostituibile''. Il consiglio ai genitori è, dunque, di ''continuare a vaccinare i propri bambini con assoluta tranquillità''. 

Fondamentale tuttavia, rileva Corsello, è che il ministero della Salute ''dia un messaggio chiaro anche ai Tribunali, sul fatto che tale correlazione non è provata''. Proprio per informare l'opinione pubblica, ha quindi annunciato Corsello, ''insieme alla Società italiana di Igiene ed alla Federazione pediatri Fimp, avvieremo una campagna di sensibilizzazione sulle vaccinazioni, che partirà a breve, attraverso i nostri siti e la stampa nazionale, e chiederemo al ministero della Salute di essere partner nella campagna''. 

Il commento di Cittadinanzattiva: ''Seguiremo la vicenda da vicino e ci auguriamo che venga fatta luce il prima possibile, perché la questione'' dell'eventuale relazione tra vaccinazioni e autismo ''intercetta l'interesse di tutti i cittadini e non è la prima volta che finisce infatti innanzi ai giudici'', afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. 

''Ciò di cui si sente il bisogno - sottolinea Aceti - è avere certezze basate sulle evidenze scientifiche, e ci auguriamo quindi che la questione non venga lasciata solo alle iniziative di singoli magistrati, e che questa sia una occasione per fare chiarezza definitivamente sull'eventuale nesso di causalità tra questo vaccino e la sindrome da autismo.

E' urgente non lasciare le persone nell'incertezza, sia chi ha fatto la vaccinazione ai propri figli che quelli che dovranno fare una scelta consapevole, conoscendo sia i rischi del sottoporsi alla vaccinazione che quelli legati alla mancata vaccinazione''. 

''Ci auguriamo che il ministero della Salute e le diverse istituzioni sanitarie coinvolte - conclude Aceti - mettano in campo tutte le azioni necessarie, attivando tempestivamente la comunità scientifica, e chiediamo al ministero un impegno sulla corretta informazione ai cittadini, ricordando comunque che la vaccinazione è uno strumento importante di tutela della salute pubblica''.